Il Vescovo di Mantova in visita al Centro

I temi «caldi» dei giovani provocano il vescovo Busca

Visita all’istituto «Bonsignori» di Remedello (Brescia), frequentato da studenti mantovani Dalla vita alla religione, dall’omosessualità all’aborto: questi gli argomenti del dibattito

DI ALBERTO SCANDOLARA (Direttore del Centro Bonsignori di Remedello)

Ospite e insegnante al tempo stesso.

Monsignor Marco Busca, vescovo di Mantova, ha visitato l’Istituto “Bonsignori” di Remedello (Brescia) e ha anche incontrato gli allievi per rispondere alle loro domande. La mattina del 14 novembre, il vescovo è stato accolto dai Padri piamartini, da un gruppo di insegnanti e dai parroci dei paesi limitrofi, da cui provengono gli allievi che frequentano le tre scuole: la media e il liceo paritari, l’istituto superiore agrario e informatico e il centro di formazione professionale. L’occasione è stata data dal 122º anniversario di fondazione della scuola, avvenuta l’11 novembre 1895 per opera di san Giovanni Battista Piamarta e dell’agronomo padre Giovanni Bonsignori.

Nelle brevi parole di benvenuto, i responsabili della scuola hanno posto il focus sul mondo degli adolescenti e sulle fragilità che li caratterizzano insieme alle rispettive famiglie. Il centro di formazione professionale è maggiormente esposto alle difficoltà adolescenziali, sia per il numero elevato di allievi, sia perché la scuola classica li considera delle “pietre di scarto”, che però sanno diventare pietre angolari grazie alla loro “intelligenza delle mani”. Da sempre la formazione professionale educa alla vita attingendo dal lavoro cose nuove e cose antiche, saperi nuovi e saperi taciti, valori e cultura. Il vescovo Busca ha anche ascoltato con interesse le nuove modalità operative della formazione professionale (tra cui l’alternanza scuola–lavoro) e ha visitato i laboratori professionali. Dopo l’intervallo è arrivata la parte più attesa della mattinata: il vescovo si è lasciato interrogare dagli allievi e ha dato risposta alle loro domande, che esprimevano i dubbi, i timori, le paure, ma anche la voglia di futuro, chiedendo della vita, della religione, dell’aborto, dell’omosessualità. Di fronte all’eterogeneità delle religioni di provenienza degli allievi, il vescovo ha sottolineato che, nonostante Dio lo si chiami con nomi diversi, il riferimento è per l’unico Essere Superiore che ci trascende e senza il quale “tutto è buio”; per il suo tramite tutti gli uomini cercano la relazione che è apertura all’altro e vita stessa.

Incalzato da Kevin che gli chiedeva quale era l’aspetto del ministero episcopale che più lo appassionava, monsignor Busca h arisposto che «sono gli incontri la cosa più bella della vita da vescovo», che la memoria è una sorta di album fotografico da sfogliare per non sentirsi mai soli e rivivere i volti e le storie incontrate. Sono proprio gli incontri che rendono “eterna” la nostra vita. Agli allievi del percorso di operatore agricolo il compito di approfondire il valore dell’ambiente e del creato come “casa comune”. Poi nella sala il silenzio si è fatto quasi sacro alla domanda di Valentina: «Una donna può superare il trauma dell’aborto?». La catechesi esperienziale, l’unica che i nostri giovani ascoltano, a cui il vescovo ha attinto partendo dal suo vissuto di giovane confessore, ha sollevato gli animi di tutti mano a mano che snocciolava il dramma, il pentimento e il riavvicinamento alla vita di quella giovane ragazza che oggi èmamma di quattro figli, di cui uno in cielo.

Il vero rischio per l’uomo – ha continuato monsignor Busca – è di lasciare cristallizzare il male commesso, mentre Dio rimane sempre presente e vigilante nonostante tutto il male che l’uomo può commettere. Il vescovo ha perciò raccontato l’incontro con un carcerato pluriomicida e la sua sincera confidenza: «Io oggi credo in Dio perché Lui crede in me». Non poteva mancare il dubbio che intrappola tanti ragazzi e ragazze nella ricerca di identità anche sessuale, esplicitato nella domanda sulla normalità o meno delle coppie omosessuali. Il vescovo Marco si è richiamato alla figura di Dio Padre, “ingegnere stupendo” che ha creato la sessualità e quindi la differenza nel progetto alto di unire e di includere l’altro dentro disé. Durante l’omelia, nella celebrazione eucaristica, il vescovo ha lasciato agli allievi un messaggio essenziale e riepilogativo della giornata: si può vivere a due o a tre dimensioni. La dimensione del corpo e della psiche che rimanda alla visione orizzontale dell’uomo che viene dalla polvere e alla polvere ritorna. Oppure la dimensione del corpo, della psiche e dello Spirito, del soffio divino riversato in noi con il Battesimo, che ci rende partecipi della stessa vita di Dio. Si può vivere in un appartamento senza finestre ma con tanti specchi, che in maniera ossessiva riflettono soltanto la mia “faccia”; oppure in un appartamento con tante finestre che mi aprono alla relazione con l’altro e che restituiscono il mio “volto”, perché “rivolto” verso l’altro.

Articolo tratto da "La Cittadella Mantova"